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Il comune di Borgoratto Alessandrino appartiene a: Regione Piemonte - Provincia di Alessandria

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Storia

Origine del nome

Si ritiene che il nome sia di origine germanico - longobarda e venga dall'unione dei termini "Burg" (piccolo paese fortificato, da cui anche il tardo latino volgare "Burnus") e "Rat" (giudice, legislatore). Era infatti costume delle popolazioni germaniche che i giudici, per "legittima suspicione", abitassero a una certa distanza dal luogo dove svolgevano le loro funzioni. Il giudice di Gamondium (oggi Castellazzo Bormida) abitava pertanto oltre il fiume Bormida nel piccolo borgo sorto intorno a una originaria "mansio" (punto di tappa) romana.

Epoca di fondazione

Su basi esclusivamente deduttive, il primo stanziamento dovrebbe risalire ad epoca pre-romana ad opera di Galli Liguri, poi trasformato dai Romani in posto di tappa (mansio) e di guardia in prossimità di un guado sulla Bormida. In epoca longobarda, e poi negli anni intorno al Mille, la località divenne un piccolo villaggio, ma solo in un atto notarile del marzo 1203 si parla di "Burgus Ratum" e solo in un "instrumentum" del 13 agosto 1222, riguardante la chiesa parrocchiale, compare il nome di "Burghiratti".
Istituzione del comune

Dopo essere stato a lungo "corpo santo" (frazione) di Alessandria (1175 ca. - 1438), rimase per circa due secoli (1438 - 1658) "terra separata", per diventare nel 1658 comune autonomo grazie alla ristrutturazione amministrativa dei territori dipendenti dalla corona di spagna. Il suo primo bando campestre è datato 23 gennaio di quell'anno.
Abitanti ad inizio secolo 1266
Abitanti al 1999 626

Breve storia

Pur essendo probabile che il paese abbia avuto origine da un posto di tappa Romano sulla via Fulvia, in prossimità di un guado sulla Bormida, bisogna arrivare al marzo 1203 per incontrare un primo scritto e quindi allo "instrumentum" del 1222 riguardante la chiesa intitolata a S. Maria Assunta. E' un'epoca, proseguita per secoli, in cui Borgoratto si caratterizzò sempre più come un paese di contadini impegnati in un duro lavoro quotidiano, "passati" da un padrone a un altro essendo servi della gleba. Secoli in cui dal punto di vista degli eventi umani purtroppo bisogna registrare solo sciagure come una grandinata distruttiva (24 giugno 1598), un terremoto (1510) e ben 17 epidemie di peste in circa due secoli (1339 - 1542), di cui alcune terrificanti. Politicamente parlando invece Borgoratto, divenuto "corpo santo" (frazione) della neonata Alessandria (1165 - 1175), dovette subire tutti i contraccolpi delle vicende alessandrine specie dopo che la città venne fagocitata dal ducato di Milano (1316). Così vi fu una calata dei francesi del Visconte d'Armagnac che bruciarono il paese (1392) e poi, in seguito a una rivolta alessandrina, il casalese Facino Cane, al soldo dei Visconti, lo rase al suolo (estate 1403). Dichiarato finalmente "terra separata", nel 1438 Borgoratto fu affidato alla amministrazione di diversi signori (Ghiaini, Canefri, Visconti, ecc.) finchè nel 1535 entrò a far parte della Corona di Spagna e con la riorganizzazione del 1658 divenne Comune autonomo.

Bisogna tuttavia arrivare al 1801 e poi al 1850 per registrare due importanti svolte nella storia del paese: la costruzione della strada napoleonica Cassine - Strevi - Alessandria che ancora oggi attraversa gran parte dell'abitato e poi quella della ferrovia. Alle successive vicende risorgimentali Borgoratto è legato alla figura di Romeo Bozzetti, profugo Lombardo - Veneto, poi fra le figure di spicco della spedizione dei Mille. Oggi i suoi nipoti vivono ancora in paese. Si ebbero invece nove caduti nella Prima Guerra Mondiale e quattro durante la Seconda. Fra questi un ragazzo di soli 18 anni, Ennio Massobrio, che unitosi ai partigiani fu trucidato nei pressi di Cuneo. In quegli anni bui di sangue e violenza la ferita più profonda inferta al paese fu tuttavia la strage di 13 persone (3 famiglie), massacrate per rapina in due cascinali. Per questo episodio i fascisti fucilarono tre giovani, ma successivamente i tedeschi passarono per le armi un gruppo di disertori e di banditi ritenuti a loro volta responsabili dell'eccidio. Con la fine della guerra ed il boom economico, anche Borgoratto ha imboccato la strada dell'industrializzazione. I contadini sono diventati operai, ferrovieri e impiegati mentre nelle case gli elettrodomestici si sono moltiplicati, ma il diffuso benessere ha finito per lasciar passare nell'indifferenza dei più l'abbattimento di un castellotto del '700, con relativo terrapieno e giardino pensile che, unitamente allo scriteriato insediamento di alcune industrie ha notevolmente cambiato l'aspetto del paese. Oggi pertanto Borgoratto si presenta sempre più, anche per la composizione sociale dei suoi abitanti, come l'avamposto di una periferia non ancora del tutto industrializzata, di una città in espansione, le cui propaggini distano soltanto pochi chilometri.

Stemma e gonfalone

Lo stemma comunale è argenteo, con banda trasversale diminuita azzurra e con al centro un leone rampante rosso sormontato da una corona all'antica a tre punte visibili rossa.
Il Comune ha assunto nel proprio stemma quello della famiglia Ghiaini, feudataria di Borgoratto e Gamalero durante la dominazione viscontea. In questo stemma è appunto presente la figura di un leone rampante su fondo azzurro con la corona a tre punte.
Il progetto araldico ricorda nel leone rampante di rosso coronato la feudalità della terra di Borgoratto Alessandrino e nella banda trasversale azzurra il corso della Bormida.
Lo stemma venne consegnato il 07/04/1994 dal Presidente della Repubblica.